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RICORDI D’AMAZZONIA

Quella notte di più di dieci anni fa, in Amazzonia, mi cambiò per sempre la vita.
Mi allontanai dalla capanna in cui lo sciamano mi aveva invitato a passare la notte, camminai per pochi passi illuminati dalle stelle in un cielo che non aveva fine.

Mi resi conto in un attimo che tutto il mio corpo, tutte le mie fatiche, i miei sforzi, le mie lauree e le mille identità, non raggiungevano la grandezza della foglia che avevo appena sfiorato.

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Giacomo Giovannetti nella casa dello sciamano Juan, amazzonia ecautoriana.

Sì, ero più piccolo di una foglia nel cuore dell’amazzonia: iniziai a pensare in una maniera nuova, senza usare solamente il pensiero, ma iniziando a percepire anche il mio corpo e la mia mente come una parte di quel tutto, indissolubilimente collegato a quel luogo, a tutti i luoghi del mondo.
Rimasi sveglio fino all’alba , parlai a lungo con lo sciamano e poi mi diressi verso il fiume, attraversando gli alberi secolari.

Quell’immagine di me così piccolo nei confronti di quell’immensità naturale che era l’amazzonia iinizio a farsdi strada dentro me come un dolore o una tristezza, per poi capire che quell’intuito era la mia più grande possibilità per essere davvero felice, come essere vivente in mezzo ad altri miliardi di esseri viventi.

Avevo passato un quarto di secolo a preoccuparmi per ciò che avrei voluto essere, senza rendermi conto che probabilmente mi sarebbe bastato esserci, fare come quella foglia, ricoperta dalla brina notturna o come quei colibrì che puntuali attraversavano il continente per nutrirsi di nettare e acqua di sorgente, per poi sparire un giorno senza lasciare traccia se non il ricordo di un volo leggero e colorato agli occhi di chi li aveva incontrati.

Devo molto all’amazzonia e ai due anni vissuti in sudamerica.
Da allora una serie di incontri mi hanno aiutato a ribaltare totalmente la poetica e la mia ricerca artistica, non avevo più bisogno di parlare di me, di mostrarela mia originalità, avrei potuto, essere uno strumento per la Bellezza .

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Lo sciamano Juan.

Gli anni successivi sono stai anni di studio e di conflitto, tra ciò che mi sembrava mi chiedesse la società e l’ovvietà affascinante che mi suggeriva la natura.
A quasi trent’anni , passeggiando per le campagne marchigiane incontrai un’upupa e capii che ciò che per me era importante fare sarebbe stato esserci, come in quella notte d’amazzonia, consapevole a prescindere dalla latitudini in cui mi trovavo
.
Grazie al mio amico Guido Scaccabarozzi prima, e con la collaborazione lavorativa portata avanti con Simbio e con altre realtà ambientaliste poi, ho imparato molte cose sull’importanza della biodiversità e su quanto quei luoghi siano fondamentali per il pianeta intero.

Negli anni ho capito anche come la mia creatività, nell sua forma più originale e primitiva potesse diventare uno strumento per informare e veicolare quegli stessi saperi senza dover passare per l’ideologia, e magari per qualche strana ragione, risvegliare emozioni come fece quella foglia con me , in quella notte.

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Con il lancio di questo spazio virtuale e con la nostra prima collezione di Mascherine, provo a ridare indietro a quei luoghi un pezzetto minuscolo di tutto ciò che ho ricevuto.

Giacomo Giovannetti founder Upupa&Colibrì

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