VI É MAI CAPITATO DI CAMMINARE SU MARTE?

BRASILE E BIODIVERSITÀ

Ho attraversato molti confini, vicini e lontani. Nello zaino ho raccolto sensazioni dure e forme nuove. Ho imparato che orizzonti diversi da quelli di casa riescono a stupirti, perché esistono nella realtà, al di là di schermi e finestre piatte.
Ho scoperto la voce forte degli immensi spazi vergini, l’orgoglio che hanno i panorami primordiali di mostrarsi indenni all’avvicendarsi delle ere geologiche. Sono anime antiche che possono raccontarci di altri mondi, quelli vissuti prima del nostro tempo.
Un altopiano della Terra dei Diamanti ha voluto mostrarmi tutto ciò che ha conosciuto: dinosauri, temporali, e mille vite vissute in un circolo sempre nuovo. Mi ha urlato quanto io fossi piccola e breve, ma non meno importante. E di sicuro non meno potente, nella mia capacità di lasciare impronte da giganti. Mi ha chiesto di mantenere un passo lieve, di non ferirlo, così che potesse raccontare ancora ad altri dopo di me.
Per ora posso raccontare qualcosa io a voi.

Dalla pianura abbiamo raggiunto l’altopiano arrampicandoci su una parete scoscesa, su sentierini di terra battuta che ci hanno messi in fila indiana. Mi sentivo come Elrond che sale a Dunclivo per consegnare la spada ad Aragorn.

Vi è mai capitato di camminare su Marte? A me sì. Dopo le mulattiere, all’improvviso mi sono ritrovata tra rocce scure e piante spinose, un luogo aspro e bellissimo; un mocó, un roditore delle zone rocciose, si è lasciato intravedere per un attimo prima di sparire tra gli arbusti.
Eppure, superato un crinale, sono comparsi monti e valli coperti di foresta atlantica: grandi alberi dalle foglie verde scuro, fiori viola tra le chiome e a terra, felci e muschi umidi. Corsi d’acqua e cascate portavano ai fianchi una vita rigogliosa.

La Chapada Diamantina è una regione dello stato di Bahia, e la sua estensione è maggiore del territorio del Belgio. A metà degli anni ’80, al suo interno è stato istituito un Parco Nazionale di oltre 1500 km2. I sentieri che oggi ci portano tra valli e altipiani, venivano un tempo usati dai minatori che andavano alla ricerca di diamanti. La nostra guida ci disse che anche lui era stato un minatore, ma dopo l’istituzione del Parco dovette reinventarsi come guida e accompagnare i viaggiatori attraverso una terra che conosceva bene; e così tanti altri come lui.
Un anziano fattore ci ha offerto un letto, e io mi sono chiesta spesso cosa può voler dire vivere in luogo tanto lontano dai rumori artificiali, senza luce elettrica, con i maiali che grufolano in giardino e un tetto di stelle.

La ricchezza del Brasile in biodiversità è impressionante, ogni singolo habitat sfoggia la sua personale lista di specie endemiche (che si trovano solo lì), e una quasi altrettanto lunga lista di specie minacciate. In tutto il Brasile si contano circa 120 mila specie di invertebrati, quasi 9000 di vertebrati; tra queste, quasi 1200 sono minacciate di estinzione, e più di 300 lo saranno presto. Di altre ancora, quasi 1700, non si hanno dati sufficienti per stabilirne lo stato di conservazione. Non solo, ma in quel labirinto di paesaggi che è la fascia tropicale, le stime di quante siano le specie che ancora non conosciamo affatto sono le più disparate.
In questo breve elenco di numeri, sentiti e risentiti, si può capire una cosa semplice: che un patrimonio così variegato giustifica i ripetuti richiami degli esperti all’attenzione che dobbiamo nutrire per questi luoghi tanto delicati nei loro equilibri. Le nostre mani hanno il potere di fare la differenza, sia che siate ricercatori, o viaggiatori, o anche se sognate luoghi lontani dal divano di casa. Voltare lo sguardo da un’altra parte non risparmierà nessuno di noi dalle conseguenze della mancanza di rispetto che la nostra specie ha avuto finora.

[FONTE dati sulla biodiversità brasiliana: Instituto Chico Mendes de Conservação da Biodiversidade]

https://www.icmbio.gov.br/portal/faunabrasileira

Tra una partita di pallavolo e una stagione da cameriera, mi sono laureata in Scienze Biologiche all’Università Politecnica delle Marche.
Attualmente, sto terminando la Laurea Magistrale in Biodiversità ed Evoluzione all’Università di Bologna, con una tesi sulla genetica di conservazione. Mi piace cantare anche se sono stonata.
Non mi piace farmi fotografare.
Ho paura delle vespe.

Contatto: ilaria.bacchiocchi@outlook.com

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